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Il banco vince sempre
da Report/Rai3 - di Stefania Rimini del 14.10.07
Gli Enti pubblici hanno sempre bisogno di soldi e li trovano facendo
mutui e obbligazioni. Poi si fanno sistemare i debiti dalle banche
che si inventano operazioni di finanza strutturata. E così si
spostano i debiti in là nel tempo e il pacco se lo ritroveranno
le giunte future. Questi scherzetti poi costano cari: le banche
hanno un debole per le Regioni, le Province e i Comuni, perché di
solito non capiscono i rischi che corrono e non si accorgono dei
costi impliciti nelle operazioni “swap”.
Gli
“swap” fanno parte della famiglia dei derivati (la stessa dei derivati
emessi sui mutui subprime che hanno messo in crisi le borse di mezzo
mondo) e si chiamano così perché derivano il loro valore da variabili
esterne. Sono strumenti complessi e rischiosi, dove chi ne sa di
più lucra profitti abnormi, e chi ne sa di meno perde tutto. Pare
che in Italia non si possa vivere senza i derivati perché non hanno
lasciato fuori nessuno, dalla grande Regione al piccolo Comune di
montagna, dalla lavanderia, al policlinico, all’istituto delle suore.
Sono
almeno 30 mila le imprese private coinvolte, e 900 gli enti pubblici
che ci stanno rimettendo centinaia di milioni. Siccome però nel
caso degli enti pubblici passano per perdite potenziali, non
vengono scritte da nessuna parte, e rimangono debiti fantasma.
Per esempio all’azienda dell’Acquedotto Pugliese, di proprietà della
Regione, le banche hanno fatto assumere un rischio così elevato
che i cittadini pugliesi rischiano un domani di restare senza i
soldi per riparare le tubature.
Qui
trovate il video e il testo integrale della puntata
Lo
swap, nella finanza, appartiene alla categoria degli strumenti derivati,
e consiste nello scambio di flussi di cassa tra due controparti.
Ad esempio A può acquistare un bond a tasso variabile e corrispondere
gli interessi che percepisce a B. B, a sua volta, acquista un bond
a tasso fisso, percepisce gli interessi variabili di A e gli gira
gli interessi a tasso fisso. Questa struttura (chiamata IRS, cioè
interest rate swap) può essere utile per immunizzarsi da fluttuazioni
di mercato o gestire fondi comuni.
Nei
bilanci degli Enti locali, una delle voci di rilievo è probabilmente
quella relativa al capitale ed agli interessi in scadenza sulle
varie forme di debito contratte. Tale voce, rappresenta nondimeno
un elemento di incertezza, essendo il citato indebitamento il più
delle volte soggetto (in varia misura) alle condizioni fissate dal
mercato, e quindi esposto a tutte le possibili crisi ed endemiche
oscillazioni. Prime fra tutte quelle legate all'andamento dei tassi
d'interesse.
L'autonomia finanziaria riconosciuta ai Comuni dalla riforma del
Titolo V della Costituzione permette tuttavia oggi anche la gestione
di tali variabili. Permette in altre parole la gestione del debito
pubblico come strumento di finanza pubblica, teso alla costante
contrazione delle voci passive di bilancio. Da un punto di vista
operativo, gli strumenti per la gestione "attiva" del debito sono
resi disponibili dalla "finanza innovativa" o "derivata", Se, per
un verso, tali strumenti possono effettivamente rappresentare
delle opportunità di riduzione dei costi dell'indebitamento,
d'altro canto, se non correttamente utilizzati (o, peggio ancora,
compresi) essi si possono trasformare anche in veri e propri disastri
finanziari. Infatti le esperienze fatte, anche da parte di
qualche grande Comune, non sempre si sono rivelate positive.
Riportiamo il testo dell'interrogazione fatta
al Sindaco Marcucci del Consigliere comunale Bucciarelli ( Forza
Italia)
Signor Sindaco,
considerato che, con la delibera n° 252 del 04/06/2002 la Giunta
Municipale ha approvato un piano di rimodulazione del debito attraverso
la conclusione di corrispondenti operazioni di Interest Rate Swap,
con la delibera n° 444 del 25/07/2003 la Giunta Municipale deliberava
la revisione del piano di rimodulazione del debito..... con la delibera
n° 355 del 28/05/02004 la Giunta Municipale deliberava le operazioni
in strumenti derivati per la ristrutturazione del debito, allo scopo
di ottimizzare i flussi per interessi pagati, sulla base dei dati
relativi al debito residuo di € 17.640.904,15 a scadenza finale
31/12/2016, e di € 28.541.939,00 scadenza finale 31/12/2014 certificati
dal Comune disponendo di avvalersi delle proposte presentate da
UniCredit Banca Mobiliare Spa. Vista la nota della Corte dei Conti
al Comune di Viareggio, riguardante il piano di rimodulazione del
debito negli anni 2004 e/o 2005, che rileva tali operazioni non
pongono sufficienti ripari da eventuali consistenti rialzi dei tassi
di interesse, (puntualmente verificati) raccomandando all’Ente di
prestare la massima prudenza nell’uso degli “swap” in quanto caratterizzati
da un elevato grado di rischiosità. La interroga al fine di sapere:
1. a quanto ammontano effettivamente i debiti del Comune di Viareggio
ad oggi?
2. Per quanto tempo è previsto il ripiano del debito?
3. Quali e quante sono le operazioni di questo genere intraprese?
4. Con quali istituti di credito sono state poste in essere e in
che modo sono stati scelti?
5. Come sono stati individuati gli Advisor?
6. Quali sono gli scopi da perseguire ed i criteri di contabilizzazione?
Richiede risposta scritta ai sensi Art.26, comma 3, del Regolamento
del Consiglio Comunale
Roberto Bucciarelli Capo Gruppo Forza Italia
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