8 feb 2010
DA DOVE RIPARTIRE?
Di luigi, ore 20:13 - Amministrazione Comunale, partecipazione, partiti, viareggio |
Pubblico volentieri un articolo di Marri apparso il 2 giugno 2008 su Megachip.Sembra un film visto e rivisto, o meglio un libro letto e riletto. Ma nel frattempo qualcosa in Italia è cambiato veramente. E non nel potere gerontocratico. Che si chiami Andreotti o Berlusconi, la sostanza rimane tale quale. Con il secondo solo più arrogante nell’evidenza dei suoi soprusi.
L’Italia è cambiata ma nel suo Dna. Nel suo modo di porsi nei confronti dell’altro. Che sia questo il vicino di casa, il compagno di scuola, il collega o il negoziante, sembriamo sempre di più alla ricerca di nemici a cui affibiare colpe. Per porre muri che ci separino dal diverso, perchè questa dicono sia la soluzione.
Il momento di fidarsi di chi non si conosce, di chi promette qualcosa, di chi dice di difendere i tuoi interessi, è passato. La rappresentanza ha fallito e gli effetti di questo fallimento sono come un’onda anomala che travolge le persone a partire dalla più semplice quotidianità. Dove è più facile cogliere il rom che ti chiede l’elemosina, il rumeno che ti importuna con le rose o il nero che cerca di venderti griffe contraffatte.
La libertà non viene più misurata in qualità e rispetto dei diritti civili, ma è diventata libertà di consumo. “L’Italia è una Repubblica democratica basata sul consumo”. Questo recita l’articolo 1 della nuova costituzione italiana. Ed è così che chi vende a minor prezzo vince, come ha fatto nuovamente Berlusconi.
Di fronte a una realtà così traumatica, sembrano però fiorire esperienze totalmente spontanee, che nella forma non amano ricoprirsi di una contestualizzazione politica, ma che invece nella sostanza reclamano il rispetto di quelle libertà civili che troppi hanno già scordato e sono pronti a sacrificare non conoscendone i significati.
I comitati cittadini invece sorgono da necessità e punti di vista comuni: subendo direttamente la stessa ingiustizia, le persone acquistano coscienza di sé e del mondo e decidono di mettersi in gioco in nome del cambiamento. Cominciando proprio da battaglie che riguardano loro stessi, il loro quartiere, la loro città. Con quella sana e inconsapevole voglia di politica che ha abbandonato il Parlamento italiano da molti anni, se non proprio sul nascere.
La speranza sarebbe proprio quella di ricominciare da lì e fondere nuovamente i più svariati intenti al grido di un’ unica voce che reclami libertà e uguaglianza in nome del bene comune.
Alessio Marri, giugno 2008



Di Daniela, 11 febbraio 2010 alle ore 14:29
A leggere questo scritto mi è venuto in mente Bertolt Brecht:
“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato, perchè mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente, perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”
Con la sconfitta della politica, della rappresentanza, dove si arriverà?
Di luigi, 16 febbraio 2010 alle ore 19:15
Citare Bertolt Brecht(per altro bellissima citazione che condivido nella sua interezza!) dopo la lettura di questo post è come discutere del sesso degli angeli con Bin Laden.
Non vedo il nesso.
Alessio Marri non credo si possa considerare un bieco uomo di destra, anzi.Quando intende altri tipi di partecipazione non esclude i partiti ma credo voglia alludere a nuove e più moderne forme di fare politica.Una cosa non esclude l’altra.Anzi aggiunge valore e significato alla partecipazione popolare.
Con la sconfitta della politica “partecipata” e della rappresentanza si arriva solo alla dittatura.E né io, né Marri vogliamo certamente questo.E tanto meno lei.
Credo.
Di Giambaus, 16 febbraio 2010 alle ore 19:19
ahahahaha… ripartire da un comitato schiavo e affaristico…ahahahah